Violenza domestica e arresto in flagranza: l’orientamento della Cassazione penale
Il quadro normativo di riferimento
Il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, previsto dall’art. 572 c.p., è qualificato dalla giurisprudenza come reato abituale, caratterizzato dalla reiterazione di condotte vessatorie, fisiche o psicologiche, idonee a determinare una situazione di sistematica sopraffazione della persona offesa.
In tale contesto, la verifica dello stato di flagranza – rilevante ai fini dell’arresto ai sensi dell’art. 380 c.p.p. – pone particolari problemi interpretativi, atteso che la condotta penalmente rilevante non si esaurisce in un singolo episodio, ma si sviluppa nel tempo attraverso una pluralità di atti.
La decisione della Cassazione
Con la sentenza n. 3268 del 27 gennaio 2026, la Sesta Sezione penale della Corte di cassazione ha ribadito che:
“è configurabile lo stato di flagranza del reato di maltrattamenti in famiglia quando il singolo episodio lesivo non risulti isolato, ma si inserisca in una situazione di continuità rispetto a comportamenti di reiterata sopraffazione direttamente percepiti dagli operanti.”
Secondo la Corte, ciò che rileva non è l’istantaneità del singolo atto violento, bensì la percezione diretta, da parte delle forze dell’ordine intervenute, di un contesto di abitualità della condotta maltrattante, tale da rendere attuale e riconoscibile la consumazione del reato.
Continuità della condotta e percezione diretta
La Cassazione richiama, tra le altre, Sez. VI, n. 7139 del 16 gennaio 2019, sottolineando come lo stato di flagranza possa essere desunto da una pluralità di elementi fattuali, quali:
- le condizioni dell’abitazione;
- le modalità della richiesta di intervento urgente;
- lo stato soggettivo della persona offesa;
- il comportamento dell’autore del reato, anche alla presenza degli operanti.
Nel precedente richiamato, la Corte aveva ritenuto correttamente configurata la flagranza in un caso in cui la vittima era stata costretta a rifugiarsi presso terzi per sottrarsi all’aggressione, mentre l’autore continuava a manifestare atteggiamenti offensivi e minacciosi anche durante l’intervento delle forze dell’ordine.
I principi di diritto affermati
Dalla pronuncia in esame emergono alcuni principi ormai consolidati:
- il reato di maltrattamenti può dirsi “in atto” anche se l’episodio immediatamente percepito non è isolato;
- la flagranza non richiede l’osservazione dell’intera sequenza di condotte, ma la diretta percezione di un segmento significativo inserito in un contesto abituale;
- l’intervento degli operanti assume rilievo centrale nella ricostruzione della continuità criminosa.
Rilievi conclusivi
La sentenza n. 3268/2026 conferma un’interpretazione funzionale e sostanziale dello stato di flagranza nei reati abituali, coerente con le esigenze di tutela immediata della vittima e di effettività dell’intervento repressivo. L’arresto in flagranza nei maltrattamenti in famiglia si giustifica, dunque, non solo in presenza di un atto violento “colto sul fatto”, ma anche quando l’episodio osservato si inserisca chiaramente in una condotta persecutoria già in atto e direttamente percepibile.
- Quando è configurabile la flagranza nel reato di maltrattamenti in famiglia?
La flagranza è configurabile quando il singolo episodio violento o vessatorio non è isolato, ma si inserisce in una condotta abituale di sopraffazione, direttamente percepita dalle forze dell’ordine intervenute.
- È necessario che gli operanti assistano a tutte le condotte maltrattanti?
No. È sufficiente che gli operanti percepiscano direttamente un episodio significativo, idoneo a dimostrare la continuità della condotta maltrattante già in atto.
- Il reato di maltrattamenti in famiglia è un reato abituale?
Sì. L’art. 572 c.p. configura un reato abituale, caratterizzato dalla reiterazione di comportamenti vessatori fisici o psicologici nei confronti della vittima.
- Quali elementi possono fondare lo stato di flagranza nei maltrattamenti?
La flagranza può essere desunta da elementi quali le condizioni dell’abitazione, le modalità della richiesta di intervento urgente, lo stato emotivo e fisico della persona offesa e il comportamento dell’autore del reato anche alla presenza degli operanti.
- È legittimo l’arresto in flagranza per maltrattamenti in famiglia?
Sì, l’arresto in flagranza è legittimo quando il reato risulta in atto e direttamente percepibile dagli operanti, in conformità agli artt. 380 c.p.p. e 572 c.p.
- Qual è l’orientamento della Cassazione in materia?
La Corte di cassazione ha più volte affermato che la flagranza nei reati abituali può sussistere anche in presenza di un singolo episodio, purché inserito in una situazione di abitualità chiaramente percepita (tra cui Cass., Sez. VI, n. 7139/2019 e n. 3268/2026).