Malpractice medica: il paziente deve dimostrare il rapporto causale con il danno
I principi fissati dalla Cassazione
La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in materia di responsabilità sanitaria, chiarendo i criteri di riparto dell’onere della prova con particolare riferimento all’accertamento del nesso causale tra condotta del sanitario ed evento dannoso.
Secondo la Suprema Corte, la dimostrazione della relazione causale tra attività medica e danno subito rientra tra gli obblighi probatori posti a carico del paziente danneggiato.
Il soggetto che agisce in giudizio deve quindi allegare e prospettare il nesso eziologico tra la condotta sanitaria e l’evento lesivo sulla base di criteri coerenti con le leggi scientifiche o con presunzioni logiche, astrattamente idonei a dimostrare la causalità materiale ai sensi degli artt. 40 e 41 c.p.
Tale impostazione probatoria deve poi essere verificata dal giudice alla luce degli elementi istruttori acquisiti nel processo.
L’onere probatorio del paziente
La Corte ribadisce che, anche nell’ambito della responsabilità sanitaria, grava sul paziente l’onere di allegare e dimostrare il nesso causale tra la condotta sanitaria ritenuta dannosa e il pregiudizio subito.
Non è sufficiente la mera possibilità che la condotta del medico abbia provocato il danno: è invece necessario dimostrare una probabilità qualificata, strettamente collegata a specifiche ipotesi di inadempimento professionale.
Questo orientamento si pone in continuità con la giurisprudenza consolidata della Cassazione (Cass. nn. 28991/2019 e 28992/2019).
L’onere della prova a carico del medico
Una volta dimostrato il nesso causale tra condotta sanitaria ed evento dannoso, l’onere della prova si sposta sul medico convenuto, il quale deve:
- dimostrare di avere adempiuto correttamente alla prestazione professionale;
- oppure provare che il danno sia stato determinato da una causa estranea alla propria sfera di controllo.
In tal senso si colloca il principio già affermato dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 4928/2018), secondo cui il sanitario può andare esente da responsabilità dimostrando che l’evento dannoso sia stato determinato da un fattore autonomo e imprevedibile.
Il criterio della probabilità causale
La decisione conferma che, ai fini dell’accertamento della causalità materiale in ambito sanitario, non è sufficiente una valutazione basata su mere ipotesi astratte.
Il giudizio causale deve invece fondarsi su una probabilità logica e scientifica, che consenta di ritenere la condotta sanitaria concretamente idonea a produrre il danno lamentato.
Solo in presenza di tale dimostrazione può configurarsi la responsabilità del sanitario.
Principio di diritto
In tema di responsabilità sanitaria, il paziente deve allegare e provare il nesso causale tra condotta medica ed evento dannoso secondo criteri scientifici o presuntivi idonei a dimostrare la causalità materiale; solo dopo tale dimostrazione sorge l’onere del medico di provare l’assenza di colpa o l’esistenza di una causa alternativa del danno.
FAQ finali:
- Chi deve provare il nesso causale nella responsabilità sanitaria?
Il nesso causale tra condotta sanitaria ed evento dannoso deve essere provato dal paziente che agisce in giudizio per il risarcimento del danno.
- È sufficiente dimostrare la possibilità del danno causato dal medico?
No. La Cassazione chiarisce che non basta la mera possibilità causale, ma è necessaria una probabilità qualificata fondata su elementi scientifici o logici.
- Quando scatta l’onere della prova a carico del medico?
Solo dopo che il paziente abbia dimostrato il nesso causale tra condotta sanitaria ed evento dannoso.
- Come può difendersi il medico in un giudizio di responsabilità sanitaria?
Il medico può dimostrare di aver agito correttamente oppure provare che il danno sia stato determinato da una causa estranea alla propria sfera di controllo.