Divorzio e redditi diversi: quando l’assegno non è dovuto
Massima
In tema di assegno divorzile, la mera sussistenza di uno squilibrio reddituale tra gli ex coniugi costituisce solo una precondizione fattuale, ma non legittima di per sé il riconoscimento dell’assegno in funzione perequativo-compensativa, essendo necessario che il richiedente dimostri che tale squilibrio sia causalmente riconducibile a sacrifici professionali concreti e qualificati compiuti in ragione di scelte endofamiliari
Assegno divorzile: il principio affermato dalla Cassazione
Con l’ordinanza n. 300 del 7 gennaio 2026, la Corte di Cassazione – Sezione Prima Civile torna a pronunciarsi in materia di assegno divorzile, chiarendo che la mera disparità di reddito tra gli ex coniugi non è sufficiente per giustificare il riconoscimento dell’assegno.
Secondo la Suprema Corte, lo squilibrio economico rappresenta soltanto una condizione di fatto preliminare, ma non costituisce di per sé un presupposto sufficiente per attribuire l’assegno con funzione perequativo-compensativa.
Affinché l’assegno venga riconosciuto, il coniuge richiedente deve dimostrare che tale disparità economica sia diretta conseguenza di sacrifici professionali concreti e qualificati, compiuti nel corso del matrimonio per effetto di scelte condivise all’interno della vita familiare.
Il caso esaminato dalla Corte
Nel caso oggetto della decisione, la Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dall’ex moglie, confermando la revoca dell’assegno divorzile già disposta in sede di appello.
I giudici hanno rilevato due elementi determinanti:
- assenza di un bisogno assistenziale effettivo;
- mancata dimostrazione di un nesso causale tra lo squilibrio reddituale e sacrifici professionali legati alle scelte familiari.
La ricorrente risultava infatti impiegata bancaria con un reddito annuo superiore a 32.000 euro, circostanza che le consentiva di mantenere un livello di vita dignitoso, escludendo quindi la necessità di una tutela assistenziale.
La funzione perequativo-compensativa dell’assegno divorzile
La decisione si inserisce nel solco della giurisprudenza consolidata successiva alle Sezioni Unite del 2018, che hanno ridefinito la natura dell’assegno divorzile individuandone una funzione assistenziale, compensativa e perequativa.
Secondo tale orientamento, la disparità economica tra gli ex coniugi può assumere rilievo solo quando sia dimostrato che essa derivi da:
- il contributo fornito alla formazione del patrimonio familiare o dell’altro coniuge;
- la rinuncia a concrete opportunità professionali e reddituali;
- scelte di vita familiare che abbiano determinato una penalizzazione della carriera lavorativa.
La prova di tali circostanze spetta al coniuge che richiede l’assegno divorzile.
La prova dei sacrifici professionali
Nel caso di specie, la Corte ha osservato che la ricorrente non aveva dimostrato di aver rinunciato a concrete opportunità lavorative in ragione delle esigenze familiari.
Neppure l’aver assunto in misura prevalente la cura della figlia minore è stato ritenuto sufficiente, in assenza della prova che tale scelta abbia comportato una reale e specifica rinuncia a prospettive professionali.
La giurisprudenza di legittimità richiede infatti la dimostrazione di sacrifici professionali effettivi e documentabili, non potendo l’assegno divorzile trasformarsi in uno strumento di riequilibrio automatico delle condizioni economiche tra gli ex coniugi.
Il principio di autoresponsabilità nel divorzio
La pronuncia ribadisce un principio ormai consolidato: l’assegno divorzile non è finalizzato a garantire una parità economica tra i coniugi dopo lo scioglimento del matrimonio.
In assenza di prova dei sacrifici professionali collegati alla vita familiare, trova applicazione il principio di autoresponsabilità, secondo il quale ciascun ex coniuge deve provvedere autonomamente al proprio sostentamento.
Solo qualora emerga un effettivo bisogno assistenziale, oppure sia dimostrato un contributo determinante alla crescita patrimoniale dell’altro coniuge accompagnato da una rinuncia alla propria carriera, potrà essere riconosciuto l’assegno divorzile.
- La disparità di reddito tra ex coniugi è sufficiente per ottenere l’assegno divorzile?
No. Secondo la Cassazione, la differenza di reddito rappresenta solo una condizione preliminare ma non giustifica automaticamente il riconoscimento dell’assegno.
- Quando può essere riconosciuto l’assegno divorzile?
Quando il coniuge richiedente dimostra che lo squilibrio economico deriva da sacrifici professionali effettuati durante il matrimonio per contribuire alla vita familiare o alla crescita patrimoniale dell’altro coniuge.
- Chi deve provare i sacrifici professionali?
L’onere della prova spetta al coniuge che richiede l’assegno divorzile.
- La cura dei figli è sufficiente per ottenere l’assegno?
Non automaticamente. È necessario dimostrare che tale impegno abbia comportato la rinuncia concreta a opportunità lavorative o reddituali.