Accesso ai dati INPS: quando è illecito e scatta il risarcimento
🔹 Il principio affermato dalla Cassazione
Con l’ordinanza n. 3448 del 16 febbraio 2026, la Corte di Cassazione affronta il tema del trattamento dei dati previdenziali, ribadendo un principio di particolare rilievo:
👉 l’accesso alla banca dati INPS e la comunicazione dell’estratto contributivo sono consentiti esclusivamente su richiesta dell’interessato o di un soggetto da lui espressamente delegato.
Non sono ammesse deroghe, neppure in favore degli eredi del datore di lavoro.
🔹 Il caso concreto
La vicenda trae origine dalla consegna, da parte di un operatore di patronato, dell’estratto contributivo di una lavoratrice alla sorella della stessa, anch’essa erede del datore di lavoro (madre defunta).
Tale comunicazione era avvenuta:
- senza delega dell’interessata
- senza consenso al trattamento dei dati
Il Tribunale di Potenza aveva ritenuto legittima la condotta, sostenendo che:
- il datore di lavoro avesse diritto a conoscere i dati dei dipendenti
- tale diritto si trasferisse agli eredi
- la qualità di erede rendesse superflua la delega
🔹 Il quadro normativo di riferimento
La Cassazione richiama espressamente:
- art. 54, L. n. 88/1989
→ i dati previdenziali sono comunicabili solo all’interessato o a soggetti delegati - art. 116, D.Lgs. n. 196/2003 (Codice Privacy)
→ i patronati possono accedere alle banche dati solo nell’ambito di un mandato conferito dall’interessato e con il suo consenso
Tali disposizioni non prevedono eccezioni per gli eredi del datore di lavoro.
🔹 La decisione della Corte
La Suprema Corte cassa la sentenza impugnata, affermando che:
- il diritto alla riservatezza dei dati contributivi appartiene esclusivamente al lavoratore
- la legittima disponibilità di alcuni dati da parte del datore di lavoro non autorizza la loro diffusione
- gli eredi non acquisiscono alcun diritto automatico di accesso ai dati previdenziali dei dipendenti
👉 Ne deriva che qualsiasi comunicazione dei dati in assenza di consenso o delega è illecita.
🔹 Conseguenze: responsabilità e risarcimento
Il trattamento illecito dei dati personali:
- integra una violazione della normativa privacy
- può dar luogo a responsabilità risarcitoria
- consente all’interessato di agire dinanzi al giudice ordinario per il ristoro dei danni
La Cassazione sottolinea infatti che la comunicazione non autorizzata dell’estratto contributivo configura un trattamento illecito, suscettibile di generare danno risarcibile.
- È possibile accedere ai dati INPS di un lavoratore senza il suo consenso?
No, l’accesso è consentito solo all’interessato o a un soggetto da lui delegato.
- Gli eredi del datore di lavoro possono ottenere i dati previdenziali dei dipendenti?
No, la Cassazione esclude qualsiasi diritto automatico in capo agli eredi.
- Cosa succede in caso di comunicazione illecita dei dati contributivi?
Il trattamento è illecito e può comportare una responsabilità risarcitoria.
- I patronati possono accedere liberamente alle banche dati INPS?
No, solo nell’ambito di un mandato conferito dall’interessato e con il suo consenso.